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DDirt Magazine
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Illustrazione di Rex Val

Voglio scoparmi un mostro

Performance di kinbaku al Festival dell'Arte Erotica

Javiera Belem, performer e attrice, arriva a casa mia con l'idea di realizzare una performance feticista. «Voglio scoparmi un mostro», mi dice.

Teratofilia: attrazione erotica o sessuale verso mostri, creature deformi o esseri non umani dall'aspetto mostruoso.

Porta con sé un testo, un racconto ambientato su un altro piano. È una sorta di viaggio astrale in cui si trasferisce in un'altra città immaginaria, dove l'aspetta il suo amante. Questo amante è un mostro gigantesco e viscido. Ha tentacoli enormi e molteplici che usa per penetrarla, bagnarla e soffocarla nel mezzo dell'atto sessuale. Dopo essere stata penetrata da ogni orifizio umanamente possibile, chiede disperatamente al suo sinistro amante: «Vienimi dentro, buttamelo tutto dentro». Seguendo le sue istruzioni, il mostro riversa dentro di lei un fluido trasparente, che la inonda violentemente, facendola esplodere. Il racconto si conclude con lei che si chiede: «Questo è morire? Se sono morta, è stato meraviglioso».

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Illustrazione di Rex Val

Il racconto mi emoziona, ma ho la sensazione che manchi qualcosa. Comincia a ronzarmi in testa la domanda sulla «piccola morte». Perché ho bisogno di «morire» di piacere? L'asfissia è forse un'opportunità per evadere dalla realtà, per morire solo un pochino? Sarà che quel piccolo istante in cui le vene si gonfiano e il corpo perde colore per trasformarsi in una massa rossa e delicata sostituirà per un secondo la violenza che ho visto su internet?

Nel racconto è il mostro che soffoca, e dobbiamo esplorare, con il corpo e con la voce, il delizioso e doloroso incontro sessuale con lui. Assumo il ruolo del mostro per provare: una sciarpa attorno al collo di Javiera, mentre lei è a quattro zampe. Javiera ripete il testo più e più volte. Io la stringo più forte che posso, mentre entrambe scivoliamo nel movimento erotico di chi soffoca e di chi viene soffocata. Mi sorprende quanto sia erotico avere il controllo del suo corpo e del suo respiro. Riesco a sentire come il contatto del tessuto con il suo corpo ecciti entrambe.

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Illustrazione di Rex Val

Come modo per rappresentare il mostro sulla scena e portare il corpo al limite, come proposto nel testo, si unisce alla performance il Collettivo Tensión, specializzato nella pratica del kinbaku. Il kinbaku è una pratica erotica giapponese di legatura con le corde. Il suo nome significa “legatura stretta” o “legatura tesa”. A differenza di un'immobilizzazione puramente funzionale, lavora consapevolmente sulla forma, la tensione, la vulnerabilità, il dolore, il piacere e la relazione di potere tra chi lega e chi viene legato.

Per il giorno della performance, nell'ambito della festa FAE (Festival di Arte Erotica Cileno), il Colectivo Tensión allestisce un intreccio di ragnatele e liane che colano il liquido del mostro e che permettono alla performer di aggrovigliarsi e districarsi, sempre a mezz'aria, sostenuta da un'imbracatura. Il pavimento è coperto di sale grosso. Sul sale giace un televisore degli anni Novanta, senza segnale. Siccome non si tratta solo di piacere, portiamo in scena ostacoli, immagini intrusive, pensieri intrusivi, riassunti dello scroll settimanale: i vertici fascisti, i bambini e le donne del genocidio, bombe, bombe, bombe, uomini orribili che parlano davanti alla telecamera. Si insinuano continuamente nella scena fino a renderla insopportabile, finché la performer non chiede di morire.

Javiera Belem è pronta per il suo viaggio erotico verso la morte. Le costruiscono un'imbracatura di corde che lascia i suoi seni strozzati alla vista di tutti; la sua carne viene deformata dalla pressione del materiale. La sollevano a forza. Lei urla di dolore, dice che è insopportabile: il peso sul bacino, le sue ossa che reggono l'intero corpo con le corde. Io, telecamera in mano, mi chiedo come trasformerà tutto questo in piacere. Premo rec. Entra il pubblico per assistere al rituale. Era ciò che mancava: il dolore sparisce e la certezza che altri stiano guardando dà alla performer lo slancio esibizionista di cui aveva bisogno. Non vuole più soltanto che la vedano scopare, vuole che la vedano morire nel tentativo. Il testo risuona, accompagnato dal corpo stretto, dal respiro mozzato e dal fluido che scorre lungo le legature.

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Illustrazione di Rex Val

È stato lì che è avvenuta la vera trasformazione. Volevamo che il mostro potesse davvero penetrarla, perché lei lo pretendeva con gli occhi iniettati di sangue, con le carni piene di lividi a forza di resistere. Il piacere veniva interrotto dall'abbattimento della quarta parete, quando l'attrice riusciva a connettersi con la realtà. Ma quella realtà esige di essere omessa, ignorata, per via della sua indigestibilità estrema. E per farlo, di nuovo il dolore, l'esigenza della morte: «Vienimi dentro, vienimi dentro». Il culmine è accompagnato da un fluido trasparente che, illuminato dai fari del vecchio capannone in cui si svolgeva l'atto, potrebbe benissimo essere sperma, sangue, saliva o tutto insieme, pronto a inondare la sala, i nostri occhi e le nostre orecchie.

Dopo il grande orgasmo, dopo la piccola morte, il corpo viene calato lentamente. La luce muta in qualcosa di freddo, nell'illusione di un obitorio: il riposo del corpo, ormai senza respiro, impassibile davanti alle notizie del nostro tempo, davanti alle immagini radicali e sterminate del mostro planetario.

Come è stato creato questo articolo

Scritto da

Violeta Molyneux

Violeta Molyneux is a multidisciplinary artist, actress, video artist, and writer. Her practice develops across writing…

Illustrato da

Rex Val

Illustrator at DDirt

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Questo testo in Italiano è stato tradotto automaticamente. Nessuno lo ha ancora controllato. L'articolo è stato studiato e scritto da una persona, e le illustrazioni sono state fatte da una persona.

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2 risposte

  1. Gyorgy

    🐙💕

  2. WKFPY

    Wow

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